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24 Maggio 2019 10:00

BARZAGLI: “IO, IL CROLLO IN LACRIME E LE CHAT WHATSAPP CON RONALDO. MA IL RIGORE DI GROSSO…”

Andrea Barzagli si racconta a La Gazzetta dello Sport. Queste le parole del difensore della Juventus, con i passaggi più belli visto l’imminente addio al calcio.

LACRIME ALL’ADDIO – “Speravo che loro mi dessero una mano, ma in campo ero completamente fuso, ero nel mondo delle favole… Quando sono uscito la prima cosa che ho pensato è stata: “Ecco, è finito tutto. Però ho fatto una carriera stupenda e meglio di così non poteva finire. Nella Juve, con un altro scudetto”. Poi ci sono stati gli abbracci con compagni e avversari. Avevo il pianto in gola e dovevo sfogarlo. Lo avrei fatto da solo nello spogliatoio. Invece poi mi ha stretto Max. E in quel momento tutto è coinciso: la tristezza, l’orgoglio, la riconoscenza verso di lui. È stato bello quando la curva mi ha chiamato, ho fatto il giro dello stadio con la partita in corso. Mi hanno voluto bene. Per quello che ho fatto in campo, ma forse anche per il comportamento fuori”.

MONDIALE – “Il Mondiale vinto è la cosa più bella. Non me lo sono goduto come avrei voluto. Avevo 24 anni e non riuscivo a realizzare in pieno cosa era successo. Rimane una cosa incredibile. Quando, ancora oggi, vedo in tv Fabio Grosso che calcia il rigore… Ancora mi dà i brividi, e di più adesso. Delusioni ce ne sono state. Le Champions sono state due sconfitte molto amare. Non arrivare al Mondiale è stata una delusione fortissima. Specie per chi l’aveva vinto. Un Paese intero che ti guarda e deluderlo ti brucia. Quando è successo avevo 35 anni, non avrei potuto più riscattare quel risultato. Nei giorni successivi siamo stati tutti molto male”.

RONALDO – “Lui è un divo, non c’è dubbio. Lo è per quello che si è creato: è il personaggio più seguito al mondo anche sui social. È un mito mondiale. Però poi è entrato in uno spogliatoio di calcio, il nostro. Ed è entrato come uno dei tanti. Ha dimostrato prima di tutto la sua professionalità, perché è un professionista incredibile. Poi ha messo anche la sua personalità e simpatia. Forse all’inizio potevamo vederlo come uno di quei giocatori che fanno la differenza e quindi non con timore ma con rispetto, poi abbiamo scoperto non solo il giocatore ma la persona. Ci abbiamo scherzato, abbiamo anche noi la chat e scriviamo cavolate, come tutti, e lui c’è. Cristiano ha sempre preso parte alle cene di squadra, come tutti. Non fa il divo, pur essendolo”.